L’arte di Michele La Sala

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In un’epoca in cui gli artisti si affannano ad inventare nuovi alfabeti espressivi, la pittura di Michele La Sala si offre al pubblico senza bisogno di particolari chiavi di lettura, proiettando sulla tela echi onirici spesso dimenticati nell’arte contemporanea.

Sono paesaggi mediterranei i soggetti di questo artista, dove trionfano i colori del sole che vanno dal celeste al verde intenso, con ricche pennellate di rosa acceso che evocano romantici tramonti o nascenti primavere che si materializzano nei fiori di pesco appena sbocciati sotto il sole. L’epopea dei campi viene raccontata, con richiami vangoghiani, nel delinearsi di figure che rappresentano contadini al lavoro durante la fienagione. E la presenza di bianchi casolari, che spuntano tra il rosso dei papaveri, sottolinea l’attaccamento un po’ nostalgico dell’artista alla “sua” casa, quella dell’infanzia, quando nei campi di grano maturo riecheggiavano voci di bimbi che par quasi di sentire, immergendosi nei suoi dipinti. Le stradine non asfaltate tracciano corrette prospettive che conducono ad angoli campestri d’altri tempi, quando il rispetto per la natura era fondamentale ed era il silenzio a regnare, interrotto solo dal vento che orchestrava il movimento delle spighe mature. Perché alle spiagge rumorose di folla La Sala preferisce l’entroterra pacato, il mare preferisce lasciarlo intuire, dietro le assolate colline garganiche protagoniste delle sue tele.
Anche le nature morte odorano d’infanzia nei dipinti di Michele: fiori di campo raccolti per la mamma o per il primo amore, limoni e frutti del suo amato Gargano, in una pittura fresca e spontanea, lontana da archetipi dettati da mode passeggere quanto effimere. Una pittura che sconfina nella poesia, perché immerge l’osservatore in un’atmosfera bucolica, facendogli dimenticare per un attimo la frenesia del vivere contemporaneo

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